Excerpt for Voci Immobili by Roberto Chiararia, available in its entirety at Smashwords

Roberto Chiararia

Voci Immobili


Prefazione di Paola Landi


Smashwords Edition


Copyright 2010 Roberto Chiararia



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INDICE


Prefazione

Frammenti

俳句 (sort of)

Still Voices – Songs

Voci Immobili








PREFAZIONE


Sembra veramente che il tempo dei filosofi sia finito e cominci l'epoca dei poeti, l'età dell'oro scongiurata così ostinatamente dai filosofi economisti. Nel teatro di cui sopra i poeti hanno il diritto di morir di fame sulla scena, di fronte al critico neutralista e boche. Il pubblico tace e quasi acconsente.” *


“Nel giro del ritorno eterno vertiginoso l’immagine muore immediatamente.” *


Quando Dino Campana annotava sul taccuino i suoi inintelligibili pensieri, sapeva a chi rivolgeva le sue spirali poetiche (?) Ma la consapevolezza di fronte alle sbarre dell’immaginario dischiude una via a quel pubblico che “quasi” acconsente. Ecco: l’autore di questa raccolta non ha voluto scegliere un solo posto tra lo stormo grigio. E in questo non scegliere ha creato la “voce”.

Una “voce immobile” come si compiace di definirla per facilitarne agli altri l’ascolto (?!)

Colei che sta scrivendo potrebbe anche farsi interprete dei vari “cori” che aspirano all’esplicitazione dei significati. VOCI IMMOBILI!!! Ma, con grande rispetto, lascia quest’incarico a coloro che vengono “ufficialmente” delegati a fissare i limiti di sicurezza.

Il suo/mio unico ruolo è quello di “ascoltare” e vivificare pagine di assi cartesiani in cui s’innestano parole → voci → poesie di carta → pensieri iconografici → E = MC².


Poesia come linguaggio o linguaggio come poesia?

La conoscenza di sé e del mondo non si esaurisce solo attraverso codici che cercano sempre un “senso”.

I Miti vissuti hanno trovato il/la loro FINE nella nostra logica sintattica. Sta al poeta/privato/pubblico ricostruire la struttura di un testo celato ad arte.

POESIA: può dare il LA ad un processo di feedback mentale inarrestabile.

Le altre “voci” sono state ormai interiorizzate nella logica senza residui.

Ma gli specchi incrinati disegnano spazi iper-dimensionali e le macchie formano nuovi “spettri” di colori-visioni.

L’ἀρχή degli antichi è ancora tra noi.

La poesia è morta: viva la poesia!

Attento a non avventurarti nelle gorgoniche righe: puoi rimanere per sempre nel caleidoscopio FINITO.


Alcuni credono di dare il senso della loro profondità coll’estensione del loro lazzaronismo.” *



* Dino Campana – Taccuini






Alle prime due vocali






FRAMMENTI














… come quelle due fanciulle

tra le quali il poeta

si aprì un varco

destinato alla scelta,

e si trovò esattamente

al centro del problema:

le due fanciulle erano una.

Auguri, poeta!











Dimentico delle stelle

proseguo

Dimentico delle grida

proseguo

Dimentico del terrore

proseguo

Dimentico dello schianto

proseguo.


E’ un cilindro che ruota in santità.

Qualcuno ha voluto punirmi?














Lo squallore del momento cronico

avvolge i molti

svolge i compiti

smuove la terra

immobilizza il mare.












Un tremore quasi sferico

quello che mi colse

nell’estasi chissà quanto attesa.

Finalmente meravigliosa l’esaltazione

della battaglia che ancora sostengono

le mie ingenue mani che hanno agito,

che spiegano,

che non hanno requie!












Ma cacciati i santi

dal buon sistema nervoso,

o spontaneamente fuggiti,

rimane un lieve fremito,

che certo non aiuta

in un corpo già gelatinoso e tremulo.

Come margheritina al primo vento primaverile:

ne viene scossa e ne prova fastidio e piacere,

e non produce che banale gioia per il fuggevole occhio.






Quando saranno cadute le rughe

che il tempo, complice il vento,

andò ammassando sui nostri capelli…

Allora sì che potremo parlare

d’infanzia e di passato

con le stesse antiche espressioni

di quelli che godevano

dell’uva che il vento aiutò a maturare.

Allora sì che ridenti note,

nate finalmente senza parti cesarei

o altri espedienti,

zampilleranno da bocche,

le nostre,

non più sacrificate

a desideri prima puntigliosi,

poi rimpianti, infine rinati.

Allora sì che quel frammento di mare

smetterà di dare respiro

ad anime troppe volte levigate

da un vento che è sempre lo stesso.














La sera apparentemente sola quiete

mi rende vittima di una suggestione violacea

che mi assegna un posto non ambito

nel retropalco dei pensieri sol(it)ari,

pezzi in un museo quasi gioiosamente futile.













Mi basterebbe conoscerti

e farmi ferire dalla tua lingua tagliente.

Possederti ancora una volta

(ma quando, la prima?)

Ma sono solo pensieri

di terra e di cielo,

di parole forse andate.









Quelli che mi dicevano che tutto è invano

torneranno sui loro ottusi passi,

lenti come i loro cuori

prossimi a spegnersi.

Il contatto, ma quello che travalica

le realtà analizzabili, eccolo

caldo e marmoreo

in ambienti resi mobili

da umide risposte.

Un intrecciarsi di frazioni

generatrici di teorie di atti futuri

che neppure lambiscono gli anni,

le false mete,

i sedimenti d’immatura stabilità,

gli incontri con finte albe dorate.














Ma noi scandiamo il tempo altrimenti,

ché l’inizio e la fine dell’estate

sono la fine e l’inizio

di anni che anni non sono.













Usavo pensare e tradurre,

colpire e mancare,

sbarcato da mondi impauriti e mortali.

Ora incido pensieri nel tempo,

schivando compagni già visti,

tenendo lontani segreti ormai andati.










Ti ho sentito sfiorare

le corde della tua stessa arpa,

che tu tuttavia non udivi,

quando immagini d’armonia

risuonanti nelle vite di persone lontane

t’invitavano a confrontare la tua vita con la loro.

Impossibile nella tua casa, nel tuo paese,

ma possibile nella tua mente,

che ascolto con la passione devota

che sento di doverti ora,


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